Bonus asili nido: sostiene l’occupazione delle madri, ma servono più servizi e lavoro femminile. Un articolo su lavoce.info

Il bonus asilo nido funziona e contribuisce concretamente a sostenere l’occupazione femminile, ma il solo trasferimento economico alle famiglie non è sufficiente a superare i forti divari sociali e territoriali che ancora caratterizzano l’accesso ai servizi per la prima infanzia. È quanto emerge dall’analisi di Maria De Paola, pubblicata su lavoce.info.

Introdotto nel 2016, il bonus è stato progressivamente rafforzato fino a raggiungere un importo massimo di 3.600 euro per le famiglie con Isee fino a 40 mila euro. Nel 2025 ne hanno beneficiato oltre 530 mila bambini, con un tasso di utilizzo superiore al 35 per cento, rispetto ad appena il 4 per cento del 2017. Il dato più significativo riguarda però le differenze sociali: nelle famiglie con Isee inferiore a 25 mila euro il tasso di utilizzo si ferma al 31 per cento, mentre sale al 55 per cento nella fascia tra 25 e 40 mila euro. Tra le cause pesano le difficoltà informative e burocratiche, ma anche la minore occupazione delle madri nelle famiglie a basso reddito.

Resta particolarmente marcato il divario territoriale. Nel 2025 il bonus è utilizzato dal 43 per cento dei potenziali beneficiari al Centro e dal 38 per cento al Nord, mentre nel Mezzogiorno e nelle Isole la quota scende al 29 per cento. Alla minore occupazione femminile si aggiunge infatti una disponibilità di asili nido ancora insufficiente: dove mancano i servizi, il sostegno monetario da solo non può produrre gli stessi effetti.

L’analisi conferma nello stesso tempo l’efficacia della misura. Per le madri che utilizzano effettivamente il bonus, la probabilità di essere occupate aumenta di circa 6 punti percentuali, pari a un incremento del 17 per cento rispetto alla media. L’effetto principale consiste dunque nell’aiutare le donne a rimanere nel mercato del lavoro dopo la nascita di un figlio.

Da qui l’indicazione di fondo: rafforzare il bonus è utile, ma occorre agire contemporaneamente sull’offerta dei servizi e sull’occupazione femminile. In questa prospettiva assume particolare rilievo il Piano asili nido e scuole dell’infanzia del PNRR. Nell’anno educativo 2023-2024 i posti disponibili hanno raggiunto quasi 378.500, con una copertura nazionale del 31,6 per cento; l’obiettivo è avvicinarsi al 45 per cento entro il 2030. Persistono tuttavia forti squilibri: otto province, tutte nel Mezzogiorno, resteranno sotto il 30 per cento di copertura anche dopo gli investimenti programmati.

Per i Comuni, il tema conferma quindi la centralità delle politiche territoriali per l’infanzia: sostegno economico alle famiglie, aumento stabile dei posti nei nidi, sostenibilità della gestione dei servizi e politiche per il lavoro femminile devono procedere insieme. Solo integrando questi strumenti è possibile trasformare l’investimento nei servizi educativi in una leva strutturale di inclusione, pari opportunità e sviluppo dei territori.

DE PAOLA, Il bonus asilo nido aiuta le madri a lavorare, ma da solo non basta, da lavoce.info

BONUS_ASILO_NIDO_FAQ_da_manuale

 

Precedente

Società pubbliche tra razionalizzazione, capacità amministrativa e autonomia strategica: dalla riforma Madia al PNRR e al nuovo scenario geopolitico. L’editoriale di Roberto Garofoli

Successivo

Dalla mobilità privata alla mobilità pubblica, leggi la proposta di ALI per il Trasporto pubblico locale