Immigrazione e pandemia: i flussi dei richiedenti protezione internazionale in Europa I dati dell’Eurostat: calo delle domande, Germania, Francia, Spagna e Grecia gli Stati che hanno accolto di più

Come indica l’EASO, l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo, nella sua relazione annuale: “Nel 2020 sono state presentate nell’UE+ (i Paesi membri dell’UE più Islanda, Norvegia, Svizzera e Regno Unito, ndr) 461.300 domande di protezione internazionale, in calo del 31% rispetto al 2019. Ciò può essere attribuito alla pandemia di COVID-19 e alle restrizioni volte a limitare la diffusione della malattia. Il numero di domande ha mostrato forti fluttuazioni durante tutto l’anno, mentre a gennaio e febbraio le domande erano più alte rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente, tra marzo e giugno sono state presentati numeri relativamente bassi. Ad aprile e maggio, le restrizioni tendevano ad essere più severe e di conseguenza le domande erano particolarmente basse, a meno del 20% rispetto allo stesso periodo del 2019. Nel luglio 2020, le domande hanno iniziato a riprendere e sono rimaste piuttosto stabili per il resto dell’anno. I principali Paesi di origine sono rimasti invariati dal 2019, anche se le domande sono diminuite per quasi tutte le cittadinanze. I siriani hanno presentato la maggior parte delle domande di asilo (64.540, in calo del 9% rispetto al 2019). Con 48.578 domande, gli afghani sono diventati la seconda cittadinanza più frequente, seguiti da venezuelani (30.643), colombiani (29.438) e iracheni (18.167). Insieme, le cinque nazionalità principali hanno presentato oltre due quinti di tutte le domande di asilo nell’UE+

I Paesi europei che hanno accolto di più

Ma quali sono i Paesi con il maggior numero di richieste di asilo? Leggiamo insieme i dati dell’Eurostat.

Germania

La Germania si conferma il principale Stato di afflusso di richiedenti asilo. Anche qui si è verificata, come nel resto dei Paesi europei, una diminuzione delle domande di asilo, passate da 165.000 nel 2019 a 122.000 nel 2020. Nel periodo considerato, comunque, l’origine dei richiedenti protezione non è cambiata, essendo costituita da persone provenienti principalmente dalle zone di guerra del Vicino Oriente, dall’Afghanistan e dal Corno d’Africa, che hanno rappresentato più della metà dei rifugiati.

Tra questi la parte più consistente era costituita da profughi siriani che hanno toccato la cifra di 40.550. Gli Afghani, con oltre 11.000 domande presentate, sono stati un’importante componente dei richiedenti asilo in Germania, insieme a coloro che sono fuggiti dalla feroce dittatura eritrea e dalla condizione di guerra endemica presente in Somalia.

Quella siriana ed irachena, come nel passato, continua invece ad essere una migrazione di famiglie con minori. Sul numero totale dei richiedenti asilo, infatti, il 43% era rappresentato da donne e oltre il 50% da minori, mentre i flussi dall’Afghanistan e dall’Africa orientale sono in genere costituiti da giovani maschi soli. L’elevato numero di persone che tuttora si allontanano da zone che erano o sono state teatro di guerra è una dimostrazione della crisi senza ritorno che ha colpito quei Paesi, in cui non è più possibile ristabilire condizioni normali di vita.

Francia

Il secondo Paese per numero di richieste di protezione internazionale in Europa è la Francia con oltre 90.000 domande. L’origine di coloro che richiedono asilo oltralpe è costituita per la maggioranza da persone che provengono dall’Africa Sub Sahariana, in particolare dalle ex colonie francesi, che rappresenta con 28.000 domande circa un terzo del totale. La migrazione verso  la Francia è costituita per oltre il 70% da persone di genere maschile, ed è causata in prevalenza dalle precarie condizioni economiche dei Paesi di origine e dalla necessità di trovare un sostegno alla sopravvivenza personale o del gruppo familiare rimasto in patria.

Qui è invece trascurabile la presenza di profughi siriani, mentre risulta consistente il numero di afghani che nel 2020 hanno presentato circa 10.000 richieste. Il resto delle provenienze è molto vario e, oltre a comprendere profughi originari di Paesi francofoni come Haiti (3.500) o le Isole Comore (1.900), include anche cittadini dell’Est Europa come russi, ucraini, moldavi, serbi e albanesi, in tutto circa 10.000 persone. Sono state presentate anche 3.500 domande da cittadini turchi, probabilmente di etnia curda.

Spagna

Assume caratteristiche ancora diverse il flusso verso la Spagna: il terzo Paese in Europa per numero di richieste di protezione internazionale con oltre 88.000 domande. In questo caso l’origine principale delle persone che chiedono asilo è l’America Latina, i cui cittadini si rivolgono alla Spagna grazie alle affinità storiche, di lingua e cultura. In particolare, oltre la metà di loro sono originari di Colombia e Venezuela, che per motivi diversi sono al centro di gravi crisi politiche ed economiche interne. I flussi provenienti dal Venezuela hanno origine dalla profonda crisi politica ed economica che ha colpito il Paese, dove tra il 2019 e il 2020 circa 3,7 milioni di cittadini sono sfollati all’estero. Di questi, attualmente, quasi due milioni hanno trovato rifugio in Colombia, Paese già a sua volta provato da una situazione di insicurezza e povertà legate ad una decennale guerra civile e alla presenza di bande armate dedite al traffico di stupefacenti, innescando un ulteriore esodo verso l’Europa.

Anche i movimenti da alcuni Paesi dell’America Centrale, come El Salvador, Honduras e Nicaragua e da Cuba sono consistenti e globalmente sfiorano il numero di 14.000 richieste. La penisola iberica è inoltre una delle mete tradizionali dell’emigrazione dal Perù con oltre 5.500 domande e risulta attrattiva, anche se in misura minore, per i rifugiati provenienti dal Nord Africa, in particolare Marocco e Algeria e dall’Africa Sub Sahariana, la cui quota più consistente è costituita da oltre 1500 Maliani. Per quanto riguarda i cittadini africani i dati riferiti a genere ed età indicano, come nel caso delle richieste presentate in Francia, una netta prevalenza maschile, mentre nel caso dei sudamericani esiste una sostanziale parità tra i generi e la quota dei minori accompagnati arriva al dieci percento del totale. Tuttavia, il numero dei minori è più che doppio nel caso di venezuelani e colombiani, a prova di un esodo di interi nuclei familiari, il cui obiettivo finale non prevede il ritorno nei Paesi di origine.

Grecia

Anche la Grecia, che negli anni della ‘crisi migratoria’ aveva rappresentato un semplice punto di passaggio dei migranti verso l’Europa Centrale, a partire dal 2016 si è trasformata in una possibile meta dei profughi in arrivo dal Medio Oriente. Le richieste di asilo in Grecia sono cresciute in modo costante: da poco più di 9.000 nel 2014 a 77.000 nel 2019, per calare a circa 38.000 nell’ultimo anno.

I flussi hanno avuto caratteristiche simili a quelli verso i Paesi centro europei e sono legati per la maggior parte a persone in fuga da contesti di guerra. Hanno deciso di fermarsi in Grecia oltre 11.500 afghani, un numero pari a quello che si è diretto verso la Germania e superiore a quello francese, ma anche 7.700 siriani e 1.700 iracheni, in genere gruppi familiari con presenza di minori, insieme a 1.500 somali. Più simile a quello indirizzato verso l’Italia, considerando che anche in Grecia è presente una comunità di connazionali ben inserita, è stato il flusso di giovani maschi soli provenienti dal Pakistan e dal Bangladesh e che ha coinvolto circa 6.000 persone. Sono trascurabili, invece, le richieste che arrivano da cittadini dei paesi dell’Africa Sub Sahariana e dal Maghreb.

E l’Italia?

Come vi abbiamo già raccontato qui, i dati Eurostat mostrano come il nostro Paese sia all’ultimo posto nell’accoglienza dei migranti tra gli Stati europei più grandi, con appena 26.535 domande presentate. Per quanto riguarda la composizione, rimandiamo a questo approfondimento sui dati più recenti del Ministero dell’interno.

Gli esiti delle domande: i numeri dell’Europa

EASO conclude la sua relazione riferita ai richiedenti protezione internazionale in Europa nel 2020 affermando che:

Per quanto riguarda gli esiti delle domande di protezione presentate in EU+, durante i mesi di chiusura causati dal COVID-19, il lavoro delle istituzioni preposte ai riconoscimenti è stato rallentato, ma alla fine dell’anno il numero di quelle esaminate è stato di poco inferiore al 2019. In Europa, oltre il 32% delle istanze ha avuto un esito positivo, due terzi delle quali hanno concesso lo status di rifugiato, il resto la protezione sussidiaria. Come nel passato il tasso di riconoscimento è stato più frequente per quanto riguarda i siriani (84%), eritrei (80%) e yemeniti (75%).

Altre cittadinanze ad alto tasso di riconoscimento includevano somali (60%), cinesi (59%), apolidi (56%), afgani (53%) e palestinesi (51%). Al contrario, i tassi di riconoscimento non hanno superato il 5% per oltre un quarto delle cittadinanze più frequenti nel 2020. Questo gruppo comprendeva richiedenti provenienti da Paesi esenti da visto del Sud America come colombiani e venezuelani, tuttavia a questi ultimi viene spesso concessa protezione umanitaria, che non è conteggiata nelle statistiche europee”.

da secondowelfare.it, di Paolo Moroni

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