“La corruzione lede il principio di uguaglianza”. La relazione annuale dell’Anac alla Camera

Si è svolta presso la Sala Regina di Montecitorio, la presentazione della Relazione Annuale dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. Il Presidente Giuseppe Busia ha illustrato alla presenza del Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico, del Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, del Ministro della Giustizia Marta Cartabia e del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini, le attività più rilevanti dell’Autorità svolte nel corso del 2020.
Il Presidente Busia nel suo intervento ha illustrato le linee di indirizzo del Consiglio dell’Anac, anche riguardo al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Il presidente Giuseppe Busia ha citato Sergio Mattarella, quando afferma che “la Repubblica è legalità” e dice “la corruzione lede il principio di uguaglianza”, nel senso che “qualcuno viene favorito e passa avanti a chi, in una competizione leale, avrebbe vinto”. Ma c’è di più, perché “la corruzione è odiosa perché coinvolge la parte pubblica della società, che dovrebbe essere invece al fianco dei cittadini”, mentre “la deviazione di risorse pubbliche a vantaggio di pochi, che sempre accompagna i fenomeni corruttivi, ricade innanzi tutto sui più deboli, su chi non ha i mezzi per fare da solo”. Proprio per questa ragione l’Anac deve conservare in pieno i suoi poteri di controllo perché rappresenta “il perno di un sistema posto a tutela dei diritti fondamentali per la promozione della fiducia pubblica”. E contro chi vorrebbe smantellare l’Anac Busia ne vanta i meriti e la definisce “una scelta felice del legislatore, che ha inteso concentrare in un’unica Autorità indipendente le funzioni di vigilanza e regolazione in materia di prevenzione della corruzione, imparzialità, trasparenza e contratti pubblici. Un esempio di modello innovativo, particolarmente apprezzato a livello internazionale, che favorisce una migliore percezione dell’Italia all’estero, permettendo così di far crescere fiducia nel nostro Paese e investimenti produttivi”.

Deriva da questo assunto la strategia dell’Anac, perché rispetto a “considerevoli investimenti previsti nel prossimo futuro si associano più alti rischi e quindi maggiori responsabilità”. Che l’Anac è pronta ad accollarsi per evitare che “corruzione o cattiva amministrazione dirottino le risorse nelle mani sbagliate”. E qui, con garbo ma con fermezza, Busia allude all’ultimo tentativo fatto per spostare verso il ministero della Funzione pubblica i controlli che dal 2014, anno della sua rifondazione, spettano invece all’Anac. Busia è elegante quando afferma: “Ben vengano controlli a vari livelli di governo, evitando però inutili sovrapposizioni istituzionali e salvaguardando la necessaria indipendenza delle istituzioni di vigilanza e controllo”. Un chiaro riferimento alle modifiche in corner al decreto Reclutamento, in cui alla fine sono stati garantiti i poteri sanzionatori e di effettivo controllo dell’Anac, che con pochi tratti di penna rischiavano di passare alla Funzione pubblica, realizzando un’incredibile anomalia giuridica, quella di un controllore che controlla sé stesso.

Contratti pubblici, nel 2020 saliti a 179 miliardi

Nel 2020 il valore complessivo dei bandi di contratti pubblici, aventi importo pari o superiore a 40.000 euro, si è attestato poco sotto i 178,8 miliardi di euro, dato superiore dell’1,7% rispetto a quello del 2019 nonostante l’inevitabile rallentamento causato dalla pandemia.

Rispetto al 2019 sono in crescita il settore dei lavori e delle forniture (rispettivamente +52,8% e +11,7% come importo dei bandi) mentre è in calo quello dei servizi (-30,7%).

Prosegue, quindi, la crescita del mercato iniziata nel 2017 subito dopo l’entrata in vigore dell’attuale Codice dei contratti pubblici (D. Lgs. n.50/2016): rispetto ai dati del 2016 si registra un incremento nel valore complessivo degli importi a base d’asta dei bandi pari a circa il 75%.

In aumento il ricorso all’affidamento diretto

A partire dal 2019 (con il decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, c.d. “Sblocca cantieri”, convertito con la Legge 14 giugno 2019, n.55 prima, e con il decreto-legge 16 luglio 2020, n.76 c.d. “Semplificazioni”, convertito con la Legge 11 settembre 2020, n. 120) sono state introdotte una serie di modifiche temporanee all’art. 36 del Codice dei Contratti, relativo alle procedure di affidamento dei contratti sotto soglia comunitaria, ampliando, per tale tipologia di appalti, le soglie di utilizzo dell’affidamento diretto e delle procedure negoziate senza bando.

Analizzando l’impatto di tali semplificazioni in particolare sul settore dei lavori (che è quello maggiormente interessato) su base semestrale, si osserva che il ricorso all’affidamento diretto per le gare fino a 150.000 euro, e alla procedura negoziata senza bando per le gare tra i 150.000 euro e la soglia comunitaria, si è incrementato nel corso del tempo sia in termini congiunturali – fatta eccezione per il 1° semestre 2020 che ha sofferto del calo dovuto alla pandemia – che tendenziali.

In particolare, nel 2° semestre 2020

  • l’affidamento diretto è stato scelto nel 64,6% delle gare fino a 150.000 euro, per un controvalore triplo sul 1° semestre 2019 e doppio sul 2° semestre 2019 in termini di importo complessivo delle gare;
  • la procedura negoziata senza bando è utilizzata in più di 3 gare su 4 di importo compreso tra 150.000 euro e 1 mln euro, per un controvalore doppio sul 1° semestre 2019 in termini di importo complessivo delle gare;
  • nelle gare di importo compreso tra 1 milione di euro e la soglia comunitaria, dove la semplificazione normativa è più incisiva, si è fatto ricorso alla procedura negoziata senza bando in poco più della metà dei bandi, per un controvalore 7 volte maggiore di quello del 1° semestre 2019 e doppio rispetto al 2° semestre 2019.

AnacRelazioneParlamento.18.06.2021

AnacRelazioneInterventoBusia.18.06.2021_

AnacRelazioneNoteStampa.18.06.2021

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