I Comuni in marcia per Hakimi

Una marcia per Mahjubin Hakimi, la giovane pallavolista della nazionale afghana uccisa dal regime talebano.

Sabato 20 novembre a partire dalle ore 15, sindaci e amministratori locali marceranno per ricordarla e per denunciare la condizione di tantissime donne in pericolo di vita in Afghanistan, per i diritti fondamentali, ma anche contro la discriminazione e per la difesa di tutte le donne.

“L’alienazione dei diritti fondamentali non ha né luogo né colore politico – spiega Andrea Catizone, direttrice del Dipartimento pari opportunità di ALI che ha organizzato l’iniziativa –, la cancellazione della vita di una giovane donna non può cadere nell’indifferenza, riguarda ciascuno di noi. Morire a 18 anni perché un regime totalitario e maschilista abbia potere decisionale su ciò che possa essere essenziale o meno è inaccettabile e contrario ai diritti fondamentali. Per Mahjubin Hakimi, e per tutte le donne che dobbiamo salvare e aiutare, nei comuni italiani si organizzerà una camminata di solidarietà e vicinanza, affinché l’ondata di silenzio non continui a sacrificare la vita di tante giovani. Per dire che noi ci siamo, non dimentichiamo e lottiamo insieme”, conclude Andrea Catizone.

La marcia partirà da tutti i municipi italiani che aderiranno all’iniziativa con arrivo previsto davanti alle palestre comunali.

“ALI con il Dipartimento pari opportunità è da sempre impegnata in prima fila per i diritti, contro le discriminazioni e per la difesa delle donne. L’uccisione di Mahjubin Hakimi è un orrore senza fine a cui non solo il mondo dello sport ma anche tutte le istituzioni democratiche devono opporsi e devono denunciare. Abbiamo organizzato questa marcia simbolica che vedrà molti comuni in prima fila per dare un segnale forte e far sentire la voce di quanti si oppongono a questa barbarie, e perché sia sempre più alta l’attenzione alla lotta per i diritti di tutte le donne”. Cos’ Matteo Ricci, presidente nazionale ALI e sindaco di Pesaro.

“Sono felicissimo per questa iniziativa, non solo perché accende una luce sulla drammatica situazione del popolo afghano e soprattutto sul dramma di tante donne, che in questo momento si trovano in pericolo di vita, ma anche perché è doveroso ridare dignità a questa storia. La storia di Mahjubin Hakimi per me è nota, ne sono venuto a conoscenza ad agosto, è stata brutalmente uccisa perché voleva vivere la sua vita in libertà”. Così Mauro Berruto, già ct della nazionale pallavolo italiana, che ha espresso il suo sostegno alla marcia organizzata dal Dipartimento pari opportunità di ALI. “Sono in contatto quotidiano con persone, in particolare donne e atlete, che chiedono aiuto perché vivono nascoste – ha proseguito Berruto –, temendo di essere uccise. La mia fonte sul caso della pallavolista morta è una sua compagna di squadra che ho aiutato a partire. In Afghanistan c’è una gigantesca crisi umanitaria in corso, e le più esposte sono giovani donne che vengono sottratte alla loro vita, all’istruzione, al lavoro, allo sport, che vivono costantemente sotto minaccia e sono in pericolo di vita. Dobbiamo mantenere la luce accesa su questa catastrofe umanitaria e non abbandonarle”.

 

 

 

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