STATI GENERALI DELLA BELLEZZA 2024, il futuro della cultura nella Carta di Andria e nei Piani Strategici

Nel primo pomeriggio della giornata di apertura dell’edizione 2024 degli Stati Generali della Bellezza, che quest’anno si svolgono a Cuneo, è stato allestito un interessante panel intitolato “Bellezza, dalla Carta di Andria ai «Piani strategici per la Cultura» dei Comuni”, a cui sono intervenuti Cristina Clerico (assessora di Cuneo), Irene Panzani (PromoPA area cultura e sostenibilità), Loredana Devietti (sindaca di Ciriè) e Giovanna Bruno (presidente ALI Puglia e sindaca di Andria); l’intervento degli ospiti è stato moderato da Marco Filippeschi (direttore Ufficio Studi ALI).

Proprio Marco Filippeschi ha introdotto l’oggetto del dibattito, facendo chiarezza sugli aspetti più sensibili di un progetti innovativo e foriero di nuovi modelli progettuali per gli amministratori degli enti locali: «I Piani Strategici sono un nuovo progetto che riteniamo necessario per infondere stabilità e incisività alle politiche della cultura. Alcuni dei difetti da affrontare nel contesto in cui opereremo sono l’episodicità delle iniziative, l’incapacità di attrarre risorse esterne – oltre a stanziarne nei bilanci -, la sottovalutazione del contributo che possono dare gli operatori della cultura, nonché la debolezza degli uffici e la precarietà del legame con le politiche del turismo. Un Piano Strategico è uno strumento innovativo per dare più forza alle politiche».

A Filippeschi fa eco Cristina Clerico, decisa a rivolgere l’attenzione sulla valenza sociale di tale strumento: «La cultura è società ed è un modo per trasformare la società. Va detto che questo è anche un percorso a volte fragile, perché alcuni meccanismi perversi tendono a imbrigliare l’attività degli amministratori, soprattutto nella programmazione di piani pluriennali. I Piani Strategici sono necessari ed è necessario che se ne parli, ma bisogna avere anche gli strumenti di programmazione finanziaria e di arruolamento di personale adeguati. Gli ostacoli per le amministrazioni non sono pochi».

Irene Panzani è consapevole che il tessuto culturale nazionale non è di certo uniforme, ma lavorare su un modello di pensiero gestionale omogeneo è un’ottima soluzione contro l’impoverimento ideologico e politico delle amministrazioni: «La cultura deve permeare qualsiasi aspetto della vita sociale. In Italia ci sono anche città “brutte” dal punto di vista artistico, ma anche queste devono pensare in un’ottica di miglioramento costante. D’altro canto, ci sono situazioni di città pregne di cultura che spesso non vengono amministrate con dovizia, perché ci si adagia troppo sugli allori. Va cambiato il pensiero di gestione della cultura delle città.
I Piani Integrati devono essere continuamente condivisi e aggiornati. Qui sta il vero problema della governance. La rigenerazione delle relazioni è fondamentale e deve essere alla base del Piano Strategico della cultura. Questo è possibile solo con una grande partecipazione dei cittadini e degli stakeholder. È di fondamentale importanza riuscire ad avvicinare i giovani».

«È un momento storico particolare. Come amministratore è necessario riuscire a tirar fuori da ogni città le proprie uniche peculiarità. Mai come adesso, dopo venti anni, avrei pensato di avere un nuovo auditorium o di riqualificare zone fruibili. Bisogna sfruttare un nuovo modo di fare cultura, perché i cittadini si riappropriano di luoghi nuovamente vivibili e sfruttabili in modo diverso. Quello della cultura è un concetto che presuppone anche vocazioni diverse, suggestioni nuove, capacità di riuscire a lavorarci insieme. Ma se poi si vede ad alcuni Comuni che hanno ottenuto più fondi di altri dal PNRR, penso che ciò sia abbastanza preoccupante. Manca una visione d’insieme…» É la lucida testimonianza di Loredana Devietti, in qualità di amministratrice, mentre tocca a Giovanna bruno chiudere il dibattito, sottolineando le ormai ataviche discrepanze di un’Italia sempre più spaccata: «Oggi muoversi in Italia presenta difficoltà maggiori per il Sud, ed è impossibile pensare a un’Italia così precaria a livello infrastrutturale con tutte queste idee di unità. Bisogna garantire al Sud anche tutele di legalità e sicurezza urbana. Un Piano Strategico deve informare il Governo centrale che esistono realtà che necessitano di essere supportate di più a livello economico, che vivono situazioni di reale dissesto. La bellezza è generatrice di una spinta che porta verso la realizzazione di cambiamenti tangibili.
La Carta è sicuramente uno strumento operativo che ci da la possibilità di abbattere differenze logistiche, valorizzando le differenze culturali, per poter generare nuovi livelli di bellezza».

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