«Le modifiche migliorative introdotte nell’intesa raggiunta in Commissione Unificata sulla riclassificazione dei Comuni montani non sono un atto di generosità del Governo, ma il risultato diretto della forte e diffusa contestazione sollevata dai Comuni e dalle loro rappresentanze contro la prima bozza proposta dal ministro Calderoli». Lo dichiara Massimiliano Presciutti, Vicepresidente nazionale di ALI– Autonomie Locali Italiane, sindaco di Gualdo Tadino e presidente della provincia di Perugia, commentando l’accordo raggiunto in sede di Commissione Unificata dopo settimane di confronto serrato.
«Senza la pressione esercitata dai sindaci, dalle Regioni e dalle associazioni degli enti locali – sottolinea Presciutti – centinaia di Comuni sarebbero stati esclusi in modo arbitrario dalla classificazione montana, con conseguenze pesantissime sul piano dei diritti e delle opportunità di sviluppo».
«L’intesa non chiude il problema. Alcune correzioni hanno attenuato gli effetti più distorsivi della prima impostazione, che riduceva la montagna a una mera questione altimetrica. Restano criticità rilevanti e disparità inaccettabili, a partire dai criteri adottati e dai meccanismi di finanziamento, che continuano a essere incerti, frammentati e insufficienti a garantire una vera politica nazionale per la montagna e le aree interne».
ALI evidenzia come le reazioni negative dei sindaci in diverse Regioni, dall’Appennino alle isole, dimostrino che il disagio è tutt’altro che superato. «In molti territori – prosegue il vicepresidente di ALI – permangono esclusioni difficili da spiegare, squilibri evidenti e il rischio concreto che la nuova classificazione produca nuove diseguaglianze invece di ridurle, con effetti sulle scuole, sull’assistenza sanitaria e sulle economie locali. Per questo ALI non considera conclusa la propria iniziativa. Abbiamo avviato un lavoro puntuale, Regione per Regione, insieme ai sindaci e agli amministratori locali e regionali, ai parlamentari disponibili, per verificare gli effetti concreti dell’intesa e avanzare ulteriori proposte correttive, a partire dalla necessità di legare la classificazione a criteri socio-economici e alla reale accessibilità dei servizi».
«La montagna italiana – conclude Presciutti – non può essere trattata come una variabile contabile. Le comunità che la abitano chiedono certezze, risorse stabili e politiche coerenti, e questo vale per l’insieme delle aree interne. Su questo terreno continueremo a far sentire la voce dei Comuni, con spirito costruttivo ma senza rinunciare a una critica netta e ad una richiesta di cambiamento quando le scelte non sono all’altezza».




