Essere genitori è più difficile rispetto al passato. Una percezione che hanno quasi otto genitori su 10 (il 79,2%) e che in pratica non è cambiata rispetto al 2002, quando era al 79,3%.
Ma negli ultimi 23 anni si è modificata la gerarchia delle motivazioni che rendono più gravoso il compito: al primo posto per il 35,7% delle madri e dei padri ci sono gli elevati costi economici necessari alla crescita di un figlio (erano il 22,5% nel 2002) e per il 18,4% i troppi impegni lavorativi che lasciano poco tempo da dedicare ai figli, ma erano il 20,3% nel 2002.
A dirlo è il Censis con il suo Rapporto “Essere genitori oggi. Valori e significati della genitorialità nella società italiana”.
Per facilitare il compito di essere genitori, le opinioni sono diverse tra donne e uomini: il 77,1% delle madri avrebbe voluto più risorse economiche, l’83,8% dei padri più tempo. Mentre il lavoro è soprattutto un ostacolo per le madri (31,6%) e solo il 6,7% per i padri. Il 70,4% dei genitori lo diventa per costruire una famiglia, il 37,3% per amore; il 33,3% dei padri lo ritiene un completamento della coppia, mentre il 40% delle madri sente la nascita dei figli come uno straordinario atto d’amore.
Tra i motivi, invece, che incentivano a non ampliare la famiglia il 27,4% dichiara di non avere più le forze psicologiche per occuparsi di nuovi figli, il 22,8% di avere ormai raggiunto un equilibrio familiare e di non volerlo compromettere, e il 12,7% pensa che il mondo sta diventando troppo ostile e non è il momento di fare figli. Le famiglie composto da una persona sono le più diffuse: erano il 21,1% del totale delle famiglie nel 1994, sono il 36,2% nel 2024.
Le coppie con figli erano il 47,9% e sono scese al 29,2%, mentre le monogenitoriali erano l’8,1% e oggi sono il 10,9%. Stabili le coppie senza figli passate dal 19,7% del totale al 20,2%. Pensando al futuro dei propri figli, il 67,3% dei genitori si dichiara ottimista e ben il 73,9% si attribuisce un giudizio di ottimo e buono come genitori, solo l’1% non sufficiente.
Il 92,3% è convinto che per crescere bene i figli è utile che si confrontino con errori e fallimenti e l’85%,2 affida specifici compiti ai propri figli come rifare il letto, mettere in ordine la stanza, apparecchiare. Ma ben il 66,1% tende a risolvere i problemi dei propri figli.
Il 78,1% supervisiona amicizie, studi e interessi e il 31,6% controlla regolarmente cose personali dei figli come diari o cellulare. E sui telefonini il 46,4% dei genitori autorizza l’uso dello smartphone entro il decimo anno di età del figlio, il 68,4% entro l’undicesimo e il 90,4% entro i 12 anni.
Sul fronte social, il 46,9% dei genitori permette ai figli con al massimo 15 anni di utilizzare i social, il 53,1% no. Anche se il 69,1% conta sul senso di responsabilità dei figli per la buona gestione dei social, il 55,1% ha attivato il parental control per poterli monitorare e, per sentirsi più sicuri, il 43% geolocalizza i device dei figli per sapere sempre dove si trovano.
Il 66,7% ritiene che occorra proibire l’uso degli smartphone a scuola; nonostante ciò, è il 32,5% dei genitori ad avere almeno un figlio che svolge i compiti con l’aiuto dell’Intelligenza Artificiale.




