Prosegue la mobilitazione dei Comuni contro il decreto attuativo sulla nuova classificazione dei Comuni montani. Dopo i ricorsi presentati al TAR del Lazio da centinaia di amministrazioni locali, otto Comuni – Casalvecchio di Puglia, Bonassola, Archi, Calci, Castel Viscardo, Sciolze, Fratta Todina e Saluzzo – hanno presentato ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, contestando gli stessi profili di illegittimità già evidenziati davanti alla giustizia amministrativa.
Al centro della contestazione vi sono criteri di classificazione ritenuti irragionevoli e incompleti, fondati quasi esclusivamente sull’altimetria e incapaci di rappresentare le reali condizioni dei territori montani. I ricorsi denunciano disparità di trattamento, carenze istruttorie e di partecipazione degli enti locali, oltre a possibili contrasti con i principi costituzionali e con il diritto europeo.
«Non si tratta di rivendicare privilegi, ma di chiedere equità e coerenza nelle politiche pubbliche», afferma la sindaca di Calci, Valentina Ricotta, tra i promotori del ricorso, chiedendo una revisione profonda dei criteri di classificazione attraverso un confronto istituzionale che coinvolga Comuni, Regioni e Parlamento e introduca parametri multidimensionali, capaci di considerare accessibilità ai servizi, condizioni demografiche, infrastrutture e fragilità economica e sociale dei territori.
«L’impegno dei Comuni, al quale ALI ha dato sponda, ha già prodotto un primo risultato: il DPCM non è stato ancora emanato, si registrano ripensamenti tra le forze politiche e anche ANCI ha chiesto di sospenderne l’iter», sottolinea il segretario generale di ALI, Valerio Lucciarini De Vincenti. «Ora è necessario un ripensamento radicale del provvedimento, prima che sia la giustizia amministrativa a sancirne i numerosi profili di illegittimità».




