Inquinamento atmosferico. Il progetto “Cambiamo aria”: nelle città italiane l’emergenza sanitaria continua anche nel 2025

I dati definitivi del 2025 del progetto nazionale CAMBIAMO ARIA confermano che l’inquinamento atmosferico resta una delle principali criticità ambientali e sanitarie delle città italiane. Nonostante lievi miglioramenti in alcune medie annuali, l’esposizione cronica della popolazione urbana a livelli nocivi di inquinanti rimane diffusa e incompatibile con la tutela della salute pubblica.

Il dossier, promosso da ISDE Italia in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign, analizza i dati ufficiali delle reti regionali ARPA/APPA in 27 città italiane, confrontandoli con la normativa vigente, con i nuovi limiti della Direttiva europea 2024/2881 e con le Linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Contrariamente a quanto raccontato da governo e molti enti locali, la situazione dell’inquinamento dell’aria nelle nostre città è ancora drammatica. Lo testimonia il numero esorbitante di sforamenti dei valori limite giornalieri fissati dall’OMS, con punte quali i 356 giorni l’anno di sforamento del limite previsto dalla nuova direttiva europea per il NO2 a Palermo e i 206 giorni di sforamento per il PM2,5 a Milano.

Nonostante un calo significativo negli ultimi due decenni (-43,4%), l’inquinamento dell’aria continua ad uccidere nelle nostre città. Un decesso per cause non traumatiche su 12 nelle 27 città dello studio è attribuibile all’inquinamento da PM2,5: l’8%, ovvero quasi settemila persone su circa otto milioni di abitanti. Il dato varia da città a città: a Milano una morte non traumatica su sette è attribuibile agli sforamenti del PM2,5. I dati confermano le stime dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, per la quale circa una morte su quindici in Italia è attribuibile a livelli elevati di PM2,5 (43,083).

Le fonti di inquinamento sono sempre le stesse: i combustibili fossili, in particolare quelli utilizzati per il trasporto su strada e il riscaldamento domestico, con impatti significativi di porti e navi. Senza la completa elettrificazione di veicoli, riscaldamento e navi a corto raggio non sarà possibile ridurre i livelli attuali di inquinamento entro i nuovi limiti UE, per non parlare di quelli consigliati dall’OMS. Al ritmo attuale, ci vorranno altri due decenni perché l’Italia riesca a rispettare i limiti che entrano in vigore nel 2030, e altri due per rientrare nei limiti OMS, cioè circa il 2070.

Particolato e biossido di azoto: il peso della mobilità urbana

Il progetto Cambiamo Aria ha analizzato i dati ufficiali di 57 stazioni di monitoraggio in 27 città italiane, confrontando le concentrazioni degli inquinanti con 1) i limiti di legge attualmente in vigore, 2) i nuovi limiti fissati dalla Direttiva europea sulla qualità dell’aria 2024/2881, che entreranno in vigore dal 2030 e i valori raccomandati dall’OMS (Linee guida 2021).

  • PM2,5 – l’inquinante più pericoloso per la salute: Nel 2025 Milano (22), Torino (20) e Padova (20) registrano medie annue ben superiori alle soglie di sicurezza: quasi il doppio del futuro limite UE (10) e quattro volte quello OMS (5). Ancora più grave il dato sui superamenti giornalieri: contro un massimo consentito di 18 giorni UE, Milano arriva a 206 giorni oltre i 25 µg/m³ (Torino 106, Padova 103); rispetto alla raccomandazione OMS (4 giorni oltre i 15 µg/m³), Milano tocca di nuovo 206 giorni, Torino 173 e Padova 165.
  • NO2In tutte le città italiane dello studio l’NO2 sfora i limiti giornalieri dell’OMS per almeno metà dei giorni dell’anno, con punte di 356 giorni a Palermo, 351 a Catania e 333 a Genova, tutte città portuali. Anche Roma, Torino e Milano hanno aria inquinata quasi tutto l’anno, rispettivamente per 317, 293 e 290 giorni l’anno. I superamenti giornalieri mostrano una situazione critica anche rispetto a nuovi limiti europei: a fronte dei 18 giorni di sforamento consentiti dalla UE, Napoli ne registra 197, Palermo 173 e Genova 100.  Le città portuali superano il limite di legge attuale di 40 μg di media annua – Napoli (51), Palermo (49) e Genova (42) – arrivando fino a cinque volte la soglia OMS (10 μg).
  • PM10 – Tutte le città superano sia la media annuale massima fissata dall’OMS che la quota di superamenti giornalieri del limite, fissato a 45 μg. Le città più inquinate (Palermo, Milano e Napoli) superano il limite giornaliero rispettivamente per 100, 94 e 86 giorni l’anno.

Un costo sanitario elevatissimo

Il particolato fine PM2,5, in grado di penetrare in profondità nei polmoni e nel circolo sanguigno, rappresenta il rischio maggiore. Sulla base dei dati di popolazione e inquinamento, si stimano 6.731 morti premature attribuibili all’esposizione a PM2,5 nelle 27 città analizzate: circa l’8% della mortalità non traumatica negli adulti. A Milano l’impatto arriva al 14%, a Torino e Padova al 12%. Questi decessi sarebbero in gran parte evitabili riducendo l’inquinamento verso la soglia OMS di 5 µg/m³.

Mobilità e politiche urbane al centro delle soluzioni

Il dossier sottolinea come il rispetto dei nuovi standard europei non sia un obiettivo lontano, ma una necessità immediata. Le misure marginali non sono più sufficienti: servono interventi strutturali su mobilità, riscaldamento e organizzazione delle città.

Tra le proposte avanzate:

  • riduzione decisa del traffico motorizzato privato;
  • potenziamento del trasporto pubblico locale e del trasporto rapido di massa;
  • diffusione delle zone 30, delle zone a basse emissioni e della mobilità attiva;
  • elettrificazione del trasporto pubblico e delle banchine portuali;
  • integrazione tra politiche di qualità dell’aria e pianificazione urbana orientata alla salute.

Per l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile, i dati di CAMBIAMO ARIA rappresentano un’ulteriore conferma: la mobilità è una leva decisiva di sanità pubblica. Agire ora significa ridurre emissioni, salvare vite e allineare le città italiane agli obiettivi europei, senza rinvii né deroghe.

CAMBIAMO ARIA. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane

CAMBIAMO ARIA Dossier 15 gennaio

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