FESTIVAL DELLE CITTÀ 2023, uno sguardo attento su migrazioni, integrazione e sicurezza

Il secondo giorno del Festival delle Città 2023, kermesse intitolata “Sortirne insieme”, in occasione del centenario di Don Lorenzo Milani, che si tiene nella sempre affascinante piazza San Salvatore in Lauro, presso il Pio Sodalizio dei Piceni a Roma, si apre con un incontro dedicato al fenomeno migratorio. Dal panel “Migrazioni, integrazione e sicurezza”, gli interventi del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, seguito dai pareri di Alessandro Canelli, sindaco di Novara e Matteo Biffoni, sindaco di Prato, nonchè presidente ANCI Toscana; a moderare Myrta Merlino, giornalista Mediaset.

La prima metà dell’incontro è tutta riservata al ministro dell’Interno Piantedosi, che ha l’opportunità di toccare diversi punti cruciali, iniziando con un’analisi dei processi migratori nel nostro Paese: «Sui processi migratori bisogna trovare dei punti di equilibrio tra flussi regolari e la giusta richiesta di lavoro che il nostro Paese richiede. Oggi ricorre il decennale della strage di Lampedusa ed è dovere di tutti portare un sentimento di cordoglio.
È una sfida crescente: non è sufficiente dare a queste persone un visto per restare nel nostro Paese. Anche in questo senso bisogna trovare direzioni sostenibili. 
C’è un’emergenza Lampedusa, come lo è per Ventimiglia e per tutti i percorsi di sbarco. È comprensibile che si abbiano problemi di gestione nell’immediatezza. Quando abbiamo dichiarato lo stato di emergenza, non si voleva intenderlo in maniera ideologica. Per quelle 68mila persone previste, abbiamo creato un sistema di gestione che ha retto.
Abbiamo avuto flussi di minorenni con oneri che cadono sui Comuni e difficoltà di avere strutture previste dalla legge per accoglierli: nonostante tutto, abbiamo operato senza togliere alle altre categorie vulnerabili quelle tutele essenziali. E bisogna proseguire con le procedure di accertamento sulla regolare età degli interessati: a volte alcuni sedicenti minori si sono dichiarati tali proprio per accedere a queste tutele a loro dedicate.
Non c’è nessuno scontro tra magistratura e politica».

Piantedosi sposta poi l’attenzione sulle dinamiche europee che interessano direttamente l’Italia e i rapporti del nostro Paese con gli Stati più “vicini” a queste situazioni sensibili, relative ai flussi migratori: «A questo Governo va iscritto il merito di aver riportato il tema migratorio all’Europa. Ora l’Europa finalmente segue l’Italia: quello europeo è un territorio di negoziati, ma bisogna mettere mano al quadro normativo regolatorio. Bisogna ridiscutere il Trattato di Dublino.
Italia e Francia sono al lavoro per riuscire a ridurre le partenze dalle coste africane. Anche per aiutare un Paese in difficoltà come la Tunisia. Questo lo ha capito l’Europa e gli amici europei che fino a oggi parlavano solo del trattato di Dublino. La Germania mantiene una posizione contraddittoria: sostiene iniziative di ONG per asseriti scopi umanitari e poi opera per chiudere le frontiere.
L’operato del Governo non è quello “cattivo” di stipare queste persone in difficoltà in centri di detenzione, ma dare continuità a un modello di azione europeo che deve basarsi su princìpi di logica e legalità. Quando non si creano flussi sostenibili per l’integrazione, si da spazio ad azioni illegali. Lo dicono i numeri, non una nostra concezione dello straniero».

Dopo il corposo intervento del ministro dell’Interno, l’attenzione del pubblico si focalizza sui sindaci Biffoni e Canelli. É Matteo Biffoni il primo a riflettere sullo stato precario dei minori stranieri: «L’urgenza delle urgenze riguarda i minori stranieri non accompagnati. In questo momento c’è una situazione di estrema difficoltà. Spesso vengono indirizzati verso strutture non riconosciute dal Governo, così da non poter usufruire nemmeno del fondo a loro dedicato, con il rischio di accogliere questi ragazzi in altre strutture a spesa dei Comuni».

Il panel si chiude sulle argomentazioni di Alessandro Canelli: «Il comparto accoglienza-immigrazione nel Paese ha un valore che supera i 4 miliardi di euro. Valore volatile, così come lo è il bilancio dei Comuni. Come facciamo a stimare quanti saranno gli arrivi? Il tema dei minori stranieri interessa maggiormente le città capoluogo di provincia, per la presenza delle questure: si presentano lì, vengono identificati, arriva la polizia locale che li porta presso i servizi sociali, che cercano quindi di trovare una comunità che ospiti questi ragazzi – con costi che superano i 100 euro al giorno per individuo -, e alla fine il costo viene scaricato sul Comune nel quale il minore è stato trovato. Il grande problema è di natura logistica-organizzativa.
L’impatto sulla sicurezza riguarda le bande giovanili. I minorenni solo più pericolosi dei maggiorenni: vanno in giro armati, alterati tutto il giorno da sostanze stupefacenti. Questo è il problema di sicurezza più grave e va affrontato immediatamente. Occorrono politiche sociali. I cittadini hanno bisogno di sicurezza non solo civica, ma sanitaria, previdenziale, del futuro. La gente ha bisogno di una prospettiva di sicurezza per il futuro. Lo stato sociale non esiste più».

 

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